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		<title>Politica/Società : Italia? Non Pervenuta</title>
		<link>http://montanari.blogattivo.com/Politica-Societa-b1.htm</link>
		<description>Italia?Non pervenuta</description>
		<lastBuildDate>Mon, 15 Mar 2010 04:21:02 GMT</lastBuildDate>
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			<title>Politica/Società : Italia? Non Pervenuta</title>
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		<title>Emma che impresa</title>
		<category>Politica/Società</category>
		<pubDate>2010-03-14T20:53:38Z</pubDate>
		<description>&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: &#039;Lucida Grande&#039;, &#039;Trebuchet MS&#039;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; color: #333333; line-height: 15px&quot;&gt;Per capire che cos&#039;è il berlusconiano &lt;strong&gt;Pdl&lt;/strong&gt; bisogna guardare al formidabile pasticcio combinato a Roma con la mancata presentazione delle liste. Ma anche la campagna elettorale di &lt;strong&gt;Renata Polverini&lt;/strong&gt; non sembra proprio decollata. La sindacalista dell&#039;&lt;strong&gt;Ugl &lt;/strong&gt;è una creatura di &lt;strong&gt;Gianfranco Fini&lt;/strong&gt;, e sembra più che altro un cuneo infilato dentro il Popolo della libertà per recare fastidio intellettuale ai berluscones. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo comunque non basta a dare una vera spinta alla candidata di centrosinistra &lt;strong&gt;Emma Bonino&lt;/strong&gt;, che presenta seri problemi e seri problemi potrà avere con il suo elettorato di riferimento. La Bonino è un politico abituato, salvo casi eccezionali, a cifre percentuali fra l&#039;1 e il 2,5 per cento. È una radicale purissima, oro colato, e lo si è visto nel metodo con cui ha aperto la sua campagna pubblica, inaugurando uno sciopero della fame e della sete praticamente inspiegabile ma di pretto stampo radicale: senza aggiungere poi che sullo sfondo politico romano gli elettori del &lt;strong&gt;Pd&lt;/strong&gt; vedevano profilarsi la figura ormai nosferatiana di &lt;strong&gt;Marco Pannella&lt;/strong&gt;, padre padrone dei radicali e sostanziale spauracchio per l&#039;elettorato moderato, che in parte ne apprezzerà teoricamente le battaglie legalitarie molto più di quanto sarà disposto a votare per una coalizione segnata da ombre radicali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Figurarsi poi, come si è accennato, all&#039;impatto con la Roma più scettica, con il ventre tiepido dell&#039;elettorato tiberino. La Bonino rischia di apparire come una fanatica, una signora un po&#039; fissata con battaglie d&#039;altri tempi, anche se qualcuno forse ricorderà benevolmente le sue buone prove in &lt;strong&gt;Europa&lt;/strong&gt; come commissario. Ma è sufficiente l&#039;allure europea di Emma per darle competitività a Roma? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto è che per riuscire ad avere qualche chance contro la Polverini, che unisce fighettismo di borgata e coattismo di città, la Bonino dovrebbe abbandonare per qualche settimana le modalità tipicamente radicali del fare politica. Uscire cioè dalla sindrome minoritaria e diventare effettivamente il candidato di tutto il centrosinistra. Si tratta di un&#039;impresa non facile, data anche la struttura della cultura politica dei radicali, che quasi sempre appare inscalfibile. Tuttavia occorre che la Bonino capisca che deve conquistare voti &#039;generici&#039;, non soltanto di tendenza. E quindi presentarsi davvero come il candidato di tutti. Oltretutto Roma è una città difficile, anche senza dire una sola parola sul caso&lt;strong&gt;Marrazzo&lt;/strong&gt;, e quindi la &#039;reconquista&#039; si presenta estremamente difficile: un governatore super laico, forse addirittura anticlericale, nella capitale del cattolicesimo, nella città del papa! C&#039;è da immaginare tutta l&#039;ostilità del &#039;partito romano&#039;, cioè della vecchia Roma cinica e baciapile. Non è, questo, un elemento da trascurare. La politica romana è molle e rocciosa, come la vecchia &lt;strong&gt;Dc&lt;/strong&gt;, apparentemente malleabile ma alla lunga resistentissima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si fa allora a scalfire il successo mondano della Polverini e del centrodestra (ammesso che un centrodestra ci sia a Roma)? L&#039;impresa è tutt&#039;altro che facile. In pochi mesi la Polverini ha guadagnato una sua credibilità, quasi tutta basata su fattori extrapolitici: la scollatura, un filo di distanza esibita dalla politica ufficiale, la capacità dialettica di rovesciare la frittata, la partecipazione ai talk show, dove serve soprattutto presenza scenica. Per la Bonino la strada è in salita perché come figura pubblica è più &#039;vecchia&#039;, e rappresenta una politica già vista, molto stagionata. Tuttavia ha qualche possibilità di presentarsi con un&#039;immagine di freschezza, perché non è logorata dalla permanenza nella politica. Eventualmente sono logori i suoi metodi, ma forse non la sua figura. Pier &lt;strong&gt;Luigi Bersani&lt;/strong&gt; sa benissimo che la conquista del Lazio è una delle condizioni strategiche per definire il successo della sua segreteria al Pd. Quindi anche la scelta della Bonino è stata una decisione in parte politica e in parte mediatica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C&#039;è da augurarsi insomma che la Bonino sappia &lt;strong&gt;mobilitare gli elettori laici&lt;/strong&gt; senza scoraggiare gli elettori cattolici. Deve avvenire una specie di miracolo politico, a questo scopo. D&#039;altra parte il centrosinistra, se vuole proporsi davvero come alternativa politica a Berlusconi, deve coagulare un elettorato molto diversificato. L&#039;esperimento Bonino dovrebbe essere la prova di come si possono mettere insieme strati diversi di cittadinanza e di cultura. È un salto mortale triplo, avvitato e carpiato. Molto dipende da come si comporterà Emma. Ma, come si dice, chi non risica non rosica.&lt;/span&gt;</description>
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		<title>Milano, troppe firme illegali</title>
		<category>Politica/Società</category>
		<pubDate>2010-03-05T12:00:34Z</pubDate>
		<description>&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: &#039;Lucida Grande&#039;, &#039;Trebuchet MS&#039;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; color: #333333; line-height: 15px&quot;&gt;&amp;quot;Altro che 514 firme non valide, se si facesse un controllo accurato si scoprirebbe che oltre la metà, quindi più di 1500 firme per la lista di Formigoni, non sono regolari. Non lo dico io, è la realtà: si tratta di firme illegali. Per questo abbiamo presentato un esposto al tribunale di Milano&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E&#039; la &lt;strong&gt;denuncia choc di Marco Cappato&lt;/strong&gt;, candidato alla presidenza della Regione Lombardia per la lista Marco Pannella, anche lui escluso dalla competizione elettorale per un problema di firme. I motivi della denuncia alla procura milanese sono gli stessi contenuti nella decisione della Corte d&#039;Appello di Milano che ha accolto &lt;a href=&quot;http://speciali.espresso.repubblica.it/pdf/ricorso-radicali.pdf&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;strong&gt;il ricorso&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; dei Radicali contro la lista di Formigoni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Principalmente i Radicali parlano di &amp;quot;anomalia della presentazione di certificati elettorali con data anteriore all&#039;autentificazione delle firme e la chiusura della lista denominata &#039;Per la Lombardia&#039; in epoca posteriore (24/2/2010) all&#039;autentica di buona parte delle sottoscrizioni&amp;quot;. &lt;br /&gt;In pratica i Radicali denunciano che molti sottoscrittori abbiano firmato una lista incompleta o diversa da quella effettivamente presentata: non si tratterebbe di pure irregolarità formali come la mancanza di un timbro, ma di sottoscrizioni &amp;quot;in bianco&amp;quot; quindi illegali da un punto di vista sostanziale.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;</description>
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		<title>Il peso del voto cattolico</title>
		<category>Politica/Società</category>
		<pubDate>2010-02-06T12:18:56Z</pubDate>
		<description>&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: &#039;Lucida Grande&#039;, &#039;Trebuchet MS&#039;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; color: #333333; line-height: 15px&quot;&gt;Come si poteva facilmente immaginare, il malpancismo nel &lt;strong&gt;Partito democratico&lt;/strong&gt; si è manifestato piuttosto alla svelta e investe soprattutto il rapporto con il &lt;strong&gt;mondo cattolico&lt;/strong&gt;. Finora ha riguardato soprattutto segmenti di classe dirigente, fin dal momento in cui &lt;strong&gt;Francesco Rutelli&lt;/strong&gt; (con Lorenzo Dellai e altri) si è staccato dal Pd, &amp;quot;partito mai nato&amp;quot; a suo giudizio, per fondare l&#039;&lt;strong&gt;Alleanza per l&#039;Italia&lt;/strong&gt;, movimentino centrista che ha l&#039;ambizione di spostare gli equilibri politici nazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non ci sono soltanto gli spostamenti nella classe dirigente. Il problema del rapporto con il mondo cattolico investe in realtà tutto l&#039;elettorato, come dimostra la candidatura di &lt;strong&gt;Emma Bonino&lt;/strong&gt; alla &lt;strong&gt;Regione Lazio&lt;/strong&gt;. E qui casca l&#039;asino: cioè si comincia a ragionare effettivamente sul peso del voto cattolico e sul suo rapporto con i cittadini nel loro insieme. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo una visione vecchio stampo, la scelta di una figura laica come quella della Bonino porterebbe a un elemento di disaffezione, con la caduta di una parte del consenso cattolico verso il Pd. Ci sarebbe in sostanza ancora un legame di rito antico, che connette il mondo cattolico alla politica, e che si manifesterebbe con atteggiamenti più o meno classici nei confronti dei protagonisti politici e delle loro culture. In questo senso la scelta di una figura laica, se non proprio laicista, come quella della Bonino potrebbe generare un disagio netto fra gli elettori cattolici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Può essere. Ma negli ultimi anni l&#039;atteggiamento dei cattolici verso la politica sembra essere cambiato, e notevolmente. Mentre le classi dirigenti continuano a ragionare secondo i vecchi schemi, l&#039;opinione pubblica genericamente cattolica sembra essersi notevolmente secolarizzata. Tende in sostanza a valutare la politica e i protagonisti politici come un mondo a sé stante, che risponde a proprie logiche, senza essere condizionato da principi supremi di carattere etico.&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: &#039;Lucida Grande&#039;, &#039;Trebuchet MS&#039;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; color: #333333; line-height: 15px&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: &#039;Lucida Grande&#039;, &#039;Trebuchet MS&#039;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; color: #333333; line-height: 15px&quot;&gt;Questo principio di &lt;strong&gt;secolarizzazione&lt;/strong&gt; investe tutto l&#039;arco del cattolicesimo italiano. Può essere deprecato, ma è un fenomeno visibile e registrabile anche in termini sociologici. Ci sono in sostanza ormai &lt;strong&gt;due cattolicesimi&lt;/strong&gt;: &lt;strong&gt;uno&lt;/strong&gt; è quello delle classi dirigenti, che porta con sé il mondo dei valori tradizionali applicabili in politica, e &lt;strong&gt;l&#039;altro&lt;/strong&gt; è il cattolicesimo secolarizzato, convenzionale, che difficilmente trova riferimenti espliciti nella politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quest&#039;ultimo elettorato, è difficile individuare un chiaro legame fra una cultura di carattere religioso e il comportamento politico-elettorale. Si identifica più facilmente un atteggiamento che è quello dell&#039;elettore generico, che giudica e vota in base alle sue preferenze, scegliendo molto in seguito alle proprie aspettative e ai propri desideri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio per questo, il confronto fra la Bonino e la Polverini in realtà è molto laico; anzi, molto moderno perché mediatico, in quanto coinvolge due donne. Quindi l&#039;aspetto &#039;cattolico&#039; risulta piuttosto secondario rispetto al conflitto politico, che al di là del fair play femminile degli inizi, alla fine risulterà piuttosto aspro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene o male che vada, alla fine anche nel Lazio, come in tutta Italia, si voterà infatti scegliendo fra destra e sinistra, fra chi ama Berlusconi e chi lo detesta. In un contesto simile, il laicismo della Bonino è un fattore secondario (sempre ammesso che Emma non la butti sull&#039;abortismo spinto o cose del genere). Il &lt;strong&gt;Lazio&lt;/strong&gt;, come altre regioni strategiche, costituisce una prova politica che può influenzare l&#039;intera tornata elettorale delle regionali. La scelta della Bonino, sempre ammesso che il Pd nel frattempo non cambi idea, è prima di tutto una decisione politica, con il tentativo di trovare una personalità forte, da contrapporre a una candidata attraente su vari fronti come la Polverini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi il &lt;strong&gt;cattolicesimo&lt;/strong&gt; c&#039;entra poco. Riguarda semmai quegli spezzoni di politica, come l&#039;Udc e i frammenti centristi, che pensano di trarre vantaggio dal legame ideologico e morale con il mondo cattolico. Ma bisogna vedere se questo è un calcolo credibile e realistico. Perché la politica è sempre più laica, secolarizzata, priva di valori ultimi. Vincere in queste condizioni implica una competizione ultra-laica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;</description>
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		<title>Max facci sognare!</title>
		<category>Politica/Società</category>
		<pubDate>2010-02-06T12:07:05Z</pubDate>
		<description>&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: &#039;Lucida Grande&#039;, &#039;Trebuchet MS&#039;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; color: #333333; line-height: 15px&quot;&gt;Ormai il &lt;strong&gt;Pd&lt;/strong&gt; fa autocritica le rare volte che ne azzecca una e non la fa quando dovrebbe. &lt;strong&gt;Anna Finocchiaro&lt;/strong&gt; aveva indovinato una battuta: quando &lt;strong&gt;Berlusconi&lt;/strong&gt; ha detto &amp;quot;meno immigrati, meno crimini&amp;quot;, gli aveva risposto &amp;quot;meno premier, meno crimini&amp;quot;. Ma ha subito fatto marcia indietro: &amp;quot;È stata una battuta infelice e me ne scuso&amp;quot;. In compenso &lt;strong&gt;Massimo D&#039;Alema&lt;/strong&gt;, reduce dai trionfi pugliesi, è stato premiato con la presidenza del Copasir: e non solo dai membri del Pdl (il che è comprensibile, con tutto quel che ha fatto per loro), ma anche da quelli del Pd. Come ha detto&lt;strong&gt;Umberto Eco,&lt;/strong&gt; &amp;quot;non ne indovina una da quando non finì il corso di laurea alla Normale&amp;quot;. Eppure l&#039;Attila del Tavoliere passa sempre per molto intelligente e seguita a fare carriera sui suoi fiaschi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, per esempio, con l&#039;avvio del processo a &lt;strong&gt;Giovanni Consorte&lt;/strong&gt; per aggiotaggio, ricaccia fuori il caso della scalata Unipol alla Bnl: Consorte ha citato come testimoni D&#039;Alema, Latorre e Bersani. I primi due, per i magistrati milanesi, avrebbero dovuto essere indagati per concorso nell&#039;aggiotaggio di Consorte, ma si salvarono grazie al niet del Senato e del Parlamento europeo alla richiesta di autorizzazione all&#039;uso delle intercettazioni. Speravano così di avere sepolto per sempre lo scandalo senza mai farvi i conti, anzi ottenendo la cacciata da Milano del gip &lt;strong&gt;Clementina Forleo&lt;/strong&gt; che aveva osato avanzare quella richiesta. Ora saranno costretti, pur in veste di testimoni, a dare qualche chiarimento. Consorte li chiama a &amp;quot;riferire sul ruolo di sostegno all&#039;operazione Bnl di Unipol svolto nei confronti di referenti politici e organizzazioni economico-finanziarie d&#039;interesse nazionale contrarie all&#039;operazione e più in generale sui fatti di cui alle imputazioni&amp;quot;. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E &lt;strong&gt;Bersani&lt;/strong&gt; sui &amp;quot;rapporti con membri del patto di Bnl e le organizzazioni economico-finanziarie di interesse nazionale&amp;quot;. In un&#039;incredibile intervista al &#039;Corriere della Sera&#039; (incredibile soprattutto per il silenzio che ne è seguito), Consorte sostiene che &amp;quot;una parte dei Ds mi mollò&amp;quot; e così la Margherita, i prodiani,&lt;strong&gt;Veltroni&lt;/strong&gt; e Rifondazione, perché &amp;quot;temevano che Unipol avrebbe reso più forti Fassino e D&#039;Alema&amp;quot;. Unipol, con &lt;strong&gt;Bnl&lt;/strong&gt; in pancia, sarebbe diventata &amp;quot;un braccio finanziario a sostegno del governo e mancava poco alle elezioni del 2006 vinte dal centrosinistra. I primi ad affossare tutto sono stati proprio i potenziali beneficiari, i dirigenti del costituendo Pd&amp;quot;. Nessuno dei personaggi citati ha nulla da obiettare? Davvero l&#039;&amp;quot;abbiamo una banca?&amp;quot; di &lt;strong&gt;Fassino&lt;/strong&gt; e l&#039;&amp;quot;evvai Gianni facci sognare!&amp;quot; di D&#039;Alema preludevano a un&#039;opa dalemiana sul nascente Pd, con l&#039;Unipol nei panni di braccio finanziario del centrosinistra? È questa la concezione del libero mercato che avevano (e magari hanno) questi signori? E quando ne hanno informato gli elettori? Forse qualche risposta arriverà in tribunale. Ma forse è meglio trovare qualche sede alternativa e preventiva. Nel qual caso, ci facciano sapere.&lt;/span&gt;</description>
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		<title>Proletari da regionale</title>
		<category>Politica/Società</category>
		<pubDate>2010-01-31T14:00:44Z</pubDate>
		<description>&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: Arial, Helvetica; font-size: 12px; color: #505050; line-height: 21px&quot;&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Sto attendendo impaziente la coincidenza che dovrebbe portarmi a destinazione: viaggio direzione casa.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Intorno a me molti altri guardano il tabellone delle partenze o salgono affannosamente le scale che conducono al binario.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Nel frattempo si aggira di lì una donna dall’aria piuttosto goffa.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;È un’impiegata di Trenitalia: lo noto dalla divisa e dalla tracolla che indossa.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Mi si avvicina e con fare speranzoso mi domanda:&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;“Lei sta aspettando un regionale?”&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Rispondo di sì e con il suo blocco di fogli in mano si dirige verso un altro viaggiatore.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Una voce, quasi un messaggio profetico volto a chiarificarmi la situazione, scende dal cielo, anzi dal dismesso altoparlante della stazione.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;“Trenitalia sta effettuando delle indagini di mercato volte a certificare la qualità del servizio”&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Ecco il senso di quell’incontro.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;All’inizio mi viene da pensare di aver scampato la solita scocciatura dell’intervistatore di turno che ti pone domande alle quali non hai la benché minima voglia di rispondere, per giunta nel momento meno opportuno, e a cui per gentilezza o compassione, sicuramente non per interesse o spirito di partecipazione una volta ogni tanto, decidi di sottoporti.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Ma quella coscienza dissidente e dissacratoria di cui, per inclinazione o deformazione, ahimé non posso fare a meno, non s’attarda a sopraffarmi e a mostrarmi l’evento fortuito da una prospettiva differente.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Trenitalia sta effettuando delle indagini, dei sondaggi, in virtù della grande ottimizzazione del servizio offerto.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Un servizio che si sta adeguando pian piano agli standard degli altri paesi europei, che sta diventando sempre più veloce, efficiente ed ahimé anche più oneroso per chi ne usufruisce (e non solo).&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;La magistrale direzione di Trenitalia, allo stesso tempo esclude dai suoi sondaggi coloro che speranzosi che la stessa efficienza coinvolga anche le velocità minori, continuano ad avvalersi di quei servizi standard, che sono più economici, ma offrono meno comfort e agevolazioni.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Non è interessata alle loro opinioni, come se quella fascia di fruitori non esistesse più?&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;O forse le teme?&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Beh, per il popolo dei “proletari da regionale” le cose non sono mai semplici, la loro vita è un panorama che appare regolarmente costellato da nuove difficoltà : solitamente sono molto più stressati, nervosi ed in ritardo degli altri.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Questo popolo che non ha voce, popolo di studenti squattrinati, precari, pendolari, viaggiatori di circostanza, immigrati, operai, mamme con bambini a seguito, è costantemente costretto ad incappare in situazioni tragicamente comiche ed allo stesso tempo tristemente problematiche.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Sono quelli che invocano tutti i santi del Cielo, guardando l’orologio come i fedeli di fronte all’icona di Padre Pio, perché il treno non faccia quei soliti dieci di minuti di ritardo che rintoccano precisi proprio per fare in modo che perdano la coincidenza, sono quelli che per prendere la coincidenza successiva devono attendere (quando va bene) due ore e mezza al freddo di una stazione che sicuramente non ha una sala d’attesa, o che se ce l’ ha è già occupata da chi è più sfortunato di loro.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Sono quelli che corrono in gruppo, come forsennati, trascinandosi dietro enormi valigie, quasi fossero i partecipanti di una gara podistica amatoriale, e che vedi imprecare dalla pensilina, perché un treno incurante si sta pian piano allontanando (con un tempismo difficilmente riproducibile) nell’istante esatto in cui arrivano al binario senza più fiato.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;I ”proletari da regionale” non hanno mai la certezza di trovare il proprio treno nel punto in cui lo stanno aspettando.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Sanno già che ad un minuto esatto dalla partenza, quando sono ben piazzati al binario 1 ed hanno già ponderato la strategia d’assalto al vagone, immancabilmente ci sarà da qualche parte un Eurostar che avrà fatto un ritardo, e quello che loro stanno aspettando si è materializzato al binario 10.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Sono gli stessi che viaggiano a quaranta gradi d’estate con finestrini che non si aprono per via delle maniglie rotte ed un odore malsano che esala dai vagoni, e a meno dieci d’inverno, perché il riscaldamento non funziona, o quegli stessi finestrini a loro volta non si chiudono. Nella più fortunata delle ipotesi si presenta loro la situazione inversa: meno dieci gradi d’estate e più quaranta d’inverno, perché si sa, in quanto ad aria condizionata Trenitalia non adotta mai mezze misure in materia di regionale!&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: normal; font-style: normal; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Quel popolo sa a memoria la solfa che la simpatica voce dell’altoparlante ad ogni stazione gli ripete per farlo sentire meno solo:&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: normal; font-style: normal; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;“il regionale 214… è in arrivo con trentacinque minuti di ritardo: Trenitalia si scusa con i viaggiatori per il disagio ed augura buon viaggio!”&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: normal; font-style: normal; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Il popolo dei regionali soprattutto nel fine settimana viaggia schiacciato al finestrino di carrozze che somigliano vagamente a quelle del trasporto animale, scavalca la massa di allegri passeggeri che aumentano magicamente ad ogni fermata e scende gettando le valigie dal finestrino o passandole al passeggero più vicino con un’efficienza da fare invidia alla più perfetta catena di montaggio.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: normal; font-style: normal; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Il popolo dei regionali vede la prodigiosa scomparsa di quei treni in particolare a ridosso di ponti e feste, per ritrovarli in quantità nelle ore più improponibili.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Ma quello stesso popolo non ha voce.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;A Trenitalia non interessa la qualità del servizio che offre loro. I proletari da regionale pagano un terzo del biglietto dei viaggiatori a cavallo della rampante Frecciarossa, ma per questo devono spogliarsi della propria dignità (e non credo di utilizzare un termine iperbolico) ogni volta che saltano a furia di spintoni e gomitate sul treno che li porterà (prima o poi) a destinazione, accompagnati da reminiscenze dantesche quali: “Lasciate ogni speranza (…d’arrivare in tempo…) o voi ch’entrate!”, spontaneamente suscitate dalle circostanze.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Finalmente il mio regionale è giunto a destinazione. La solita vocina martellante mi avverte che è arrivato, (ma solo per questa volta!) con miseri cinque minuti di ritardo.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0cm; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; text-align: left; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;“…oggi è andata bene! GRAZIE  TRENITALIA!”.&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;</description>
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		<title>Romania: Università di Oradea annulla laurea a Ricucci e Ligresti</title>
		<category>Politica/Società</category>
		<pubDate>2010-01-16T12:32:57Z</pubDate>
		<description>&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: Trebuchet, &#039;Trebuchet MS&#039;, Arial, sans-serif; font-size: 13px; color: #474b4e; font-weight: bold; line-height: 18px&quot;&gt;Stefano Ricucci e Gioacchino Ligresti ancora insieme, e sempre nella cattiva sorte. Il destino torna ad unire le strade del “furbetto del quartierino” e del rampollo di casa Ligresti. Il filo rosso, questa volta, è una laurea comune presso la Clayton di San Marino che la Romania non gli vuole riconoscere. Il perchè? Le due lauree non esisterebbero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un incidente, come riporta oggi “Libero”, che in realtà ha in Ricucci e Ligresti solo i nomi più illustri. Sarebbero altri 44, infatti, altri titoli non riconosciuti dall’Università di Oradea in Romania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma partiamo dal principio. Secondo quanto riporta il quotidiano diretto da Belpietro, l’Università di Oradea ha annullato 46 diplomi di laurea di italiani emessi all’interno delle facoltà dello stesso ateneo romeno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La decisione è stata comunicata dal rettore Cornel Antan che ha informato della cosa l’ente italiano che si occupa dell’equiparazione dei titoli di studi (Centro di informazione sulla mobilità e le equivalenze accademiche di Roma). Inoltre la missiva, contenente l’elenco dei 46 cittadini italiani a cui è stato annullato il titolo di studio, è stata diramata ai ministeri italiani dell’Istruzione, Salute e Giustizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè sono state annullate queste lauree? Perchè, spiega il rettore romeno, «nei registri accademici non esiste nessuna annotazione e nessun documento concernente i cittadini stranieri indicati».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma come è possibile che non esistono? Già nel 2008, in un’intervista, Ricucci parlò della sua laurea in Economia presa alla Clayton di San Marino. Date e titolo coincidono con quelli descritti dall’Università romena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Potrebbe quindi darsi, come sottolinea “Libero”, che l’università di San Marino si “appoggiasse” a quella di Oradea ma senza averne i requisiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&quot;http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/romania-universita-di-oradea-annulla-laurea-a-ricucci-e-ligresti-201185/&quot; target=&quot;_new&quot;&gt;Blitz Quotidiano&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;</description>
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		<title>Studio illegale</title>
		<category>Politica/Società</category>
		<pubDate>2010-01-04T17:01:04Z</pubDate>
		<description>&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: Arial, Helvetica; font-size: 12px; color: #505050; line-height: 21px&quot;&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Dal blog al libro. Da quel fenomeno che era il blog “studioillegale.splinder.com”  sulla bocca di tutti gli avvocati d’affari di Milano e non solo, al libro-romanzo che nel momento in cui si scrive è alla 6° edizione (Marsilio). Duchesne è lo pseudonimo con cui l’autore apre il blog nell’aprile del 2007 e sotto cui si cela l’identità di Federico Baccomo, sorprendentemente svelata, due anni più tardi, al Corriere della sera. L’anonimato gli consentiva di svelare quello che lui viveva all’interno di uno degli studi d’affari più prestigiosi di Milano, ’’law firm internazionali’’ che assistono il cliente ‘’su qualsiasi materia abbia un’allettante traduzione in inglese:&lt;em style=&quot;border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: italic; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px&quot;&gt; corporate, finance, dispute, resolution, tax, employment, real estate&lt;/em&gt;”. Nel libro invece il protagonista è l’avvocato Andrea Campi che esordisce nel libro dichiarando: ”Ho trent’anni. Sono un professionista serio. Ultimamente non sto molto bene”. L’avv. Campi ha sopra di se uno dei soci più autorevoli dello studio Flacker Grunthurst and Kropper, “Giuseppe, sicuro di sé, deciso, ambizioso, &lt;em style=&quot;border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: italic; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px&quot;&gt;successful&lt;/em&gt;”. Lo stesso che “ogni tanto, trae un sospiro e dice cose come&lt;em style=&quot;border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: italic; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px&quot;&gt; un obiettivo non si raggiunge, un obiettivo si conquista. &lt;/em&gt;Oppure &lt;em style=&quot;border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: italic; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px&quot;&gt;negoziare non è contrattare, è aggredire. &lt;/em&gt;O ancora &lt;em style=&quot;border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: italic; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px&quot;&gt;ascolta finchè devi, parla finchè puoi&lt;/em&gt; “. &lt;span style=&quot;border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px&quot;&gt;&lt;/span&gt;Ed è ancora Giuseppe che, nell’affidare a Campi un’operazione con una multinazionale in espansione nel mercato italiano “fondamentale per lo studio”, dichiara: “non è che io non mi fidi di te, Endriu,ma dimmi,posso fidarmi di te?”. Campi ammette in realtà di non saper fare nulla e che il suo lavoro è molto semplice nella sua incredibile complessità: una società si rivolge allo studio perché vuole comprare, vendere o realizzare una qualsiasi operazione che gli procurerà consistenti utili. A questo punto, il nostro avvocato si tuffa nel server dello studio Flacker contenente un coacervo di documenti legali, risultati di assistenze snervanti dei suoi colleghi di studio.  Atti, contratti, pareri, in italiano, in inglese, &lt;em style=&quot;border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: italic; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px&quot;&gt;buyer-oriented&lt;/em&gt; o &lt;em style=&quot;border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: italic; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px&quot;&gt;seller oriented&lt;/em&gt;, sottoposti alla legge italiana, inglese, tedesca, lunghi decine e decine di pagine o brevi e semplici, contratti di acquisto, di vendita, cessioni, pegni, ipoteche, verbali di assemblea, procure, fideiussioni, finanziamenti ecc… Ogni tipo di operazione per ogni tipo di cliente, Campi sceglie la più adatta e comincia a lavorare applicando il moderno ragionamento giuridico:&lt;br /&gt;“trova società X, sostituisci con Società Y, sostituisci tutto. E un buon cinquanta per cento del lavoro è fatto. Il resto è operare su clausole riscritte e ritoccate centinaia di volte, alla ricerca del contratto perfetto o, più ragionevolmente, di una giustificazione a parcelle milionarie.”&lt;br /&gt;È questo genere di lavoro che riduce Campi a trascorrere da automa molte delle sue notti in ufficio fino allo sfinimento, proprio come nel “Project Treperdue”. Una consulenza dai tempi strettissimi per gli incontri preliminari, riunioni con il cliente e con la controparte, dettagli da chiarire, scadenze da fissare, e da rispettare, responsabilità da assegnare e, persino, una trasferta a Dubai dove, finalmente, poter chiudere l’affare milionario. Ci sarà anche il tempo, tra &lt;em style=&quot;border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: italic; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px&quot;&gt;closing&lt;/em&gt; estenuanti e blackberry squillanti, per una storia d’amore. E per una presa di coscienza finale difficile da accettare.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 15px; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;&lt;strong style=&quot;border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: bold; font-style: inherit; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px&quot;&gt;Fabrizio Rosso &lt;/strong&gt;&lt;em style=&quot;border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: italic; font-size: 12px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px&quot;&gt;(Iuris Prudentes – Luiss) &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;</description>
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		<title>Cosa manca ancora al Pd</title>
		<category>Politica/Società</category>
		<pubDate>2010-01-04T16:54:12Z</pubDate>
		<description>&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: &#039;Lucida Grande&#039;, &#039;Trebuchet MS&#039;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; color: #333333; line-height: 15px&quot;&gt;Negli ipermercati delle Coop i clienti vanno a caccia di sconti e di prodotti sotto costo. Questo dato commerciale, non appaia un paradosso, è un primo indizio che ci sono due o tre cose da sapere sul Partito democratico, sulla sua condizione sociale, sul suo elettorato. E in questo senso aiuta molto l&#039;indagine svolta nei primi giorni di dicembre da Ipsos per &#039;Il Sole 24 Ore&#039;. I dati disponibili risultano impressionanti rispetto alla tradizione: perché dimostrano che il berlusconiano Popolo della libertà ha costruito un blocco sociale apparentemente inscalfibile, e dalle caratteristiche addirittura impensabili. L&#039;alleanza con la Lega rende maggioritaria la destra fra gli operai, i pensionati, i disoccupati, le casalinghe, oltre che ovviamente fra gli imprenditori, i professionisti e i commercianti, e territorialmente nel Sud del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è una novità. La classe operaia era passata a destra già alle elezioni del 2001, sfiorando il 60 per cento. Invece l&#039;insediamento del Pd è molto più circoscritto. Nel Triveneto i consensi fra Pdl, Lega e Pd sono divisi esattamente per tre. Il che significa banalmente che il Pd è pesantemente minoritario in una delle aree trainanti dell&#039;Italia attuale, recessione permettendo. Se in passato Ilvo Diamanti aveva discusso del rischio che il centrosinistra si confinasse in una specie di &amp;quot;Lega centro&amp;quot;, isolata nelle solite regioni postcomuniste, oggi sembra cristallizzarsi anche la stratificazione sociale, con l&#039;aggravante che l&#039;insediamento sociale del Pd tende a fissarsi sui settori tradizionali dell&#039;impiego pubblico, cioè proprio sugli apparati sottoposti al forcing di ministri come Renato Brunetta e di Mariastella Gelmini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In sostanza, Pier Luigi Bersani deve trovare una formula politica per spezzare l&#039;accerchiamento del Pd. In questo senso, le elezioni regionali di marzo potrebbero essere un appuntamento decisivo. Una disfatta rappresenterebbe il fallimento di un progetto. Una tenuta, anche faticosa, costituirebbe un nuovo punto di partenza.Tuttavia il problema del Pd non è dato soltanto dalle percentuali elettorali e dalla conquista eventuale di una regione in più rispetto alle previsioni più pessimiste. I dati dell&#039;Ipsos mostrano fra l&#039;altro un numero alto di incerti (oltre un terzo del campione), ma offrono anche l&#039;indicazione di un&#039;opportunità politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma qui c&#039;è il busillis: con quale progetto, proposta politica, programma culturale il Pd bersaniano si prepara allo scontro con la destra? Per ora la diaspora aperta da Francesco Rutelli, con l&#039;accompagnamento di personalità riformiste come Linda Lanzillotta, non sembra avere provocato danni seri; e nello stesso tempo il Pd cresce nei sondaggi anche perché cannibalizza la sinistra antagonista, dai resti di Rifondazione comunista e i Comunisti italiani a Sinistra e libertà. Dunque rimangono a Bersani e al suo pacchetto di mischia (la presidente Rosy Bindi e il vicesegretario Enrico Letta, autore di una dubbia uscita sulla legittimità di Berlusconi di difendersi &#039;dal&#039; processo, giustificata a quanto si dice da un presunto suggerimento del Quirinale di mantenere aperto il dialogo sulle riforme) le urgenze più forti. Vale a dire: come si fa a infrangere il gioco di prestigio che ha indotto i poveri e gli impoveriti, cioè le casalinghe da hard discount, i precari licenziati, i cassintegrati, coloro che subiscono gli effetti della crisi economica, all&#039;acquiescenza, alla passività verso il governo Berlusconi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C&#039;è un problema di alleanze, reso complicato dalla sostanziale incompatibilità fra l&#039;Udc di Casini e l&#039;Idv di Di Pietro. Esiste come problema il rapporto con la piazza &#039;viola&#039;, emerso con la manifestazione romana del No-Berlusconi Day. Ci sono anche questioni chissà quanto gestibili sulla bioetica, la pillola abortiva, il testamento biologico, il fine vita. Ma si avverte specialmente l&#039;assenza di un cuneo politico-culturale che sia in grado di esorcizzare la magia mondana del berlusconismo: non in quanto ideologia secolare e modaiola, happy hour, movida milanese o romana, bensì agglutinamento di interessi non sempre ben identificati ma integrati in una collosità inscindibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con il tempo, il Pd ha smarrito anche una parte consistente del rapporto con il mondo cattolico. Meno di un terzo dei cattolici praticanti vota per il centrosinistra, mentre fra Pdl e Lega, fra i praticanti assidui o saltuari, le preferenze superano di buona lena il 50 per cento. Si è persa insomma la sintesi prodiana, politica, economica, culturale e religiosa. Che possa essere recuperata, è forse la vera e ultima chance del socialdemocratico Bersani.&lt;/span&gt;</description>
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		<title>Perché si riabilita Craxi</title>
		<category>Politica/Società</category>
		<pubDate>2010-01-04T16:48:45Z</pubDate>
		<description>&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: &#039;Lucida Grande&#039;, &#039;Trebuchet MS&#039;, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 13px; color: #333333; line-height: 15px&quot;&gt;Il 19 gennaio prossimo, si sa, ricorre il decennale della morte di Bettino Craxi: ma, già nelle settimane precedenti l&#039;anniversario, il fantasma del leader socialista ha iniziato a circolare parecchio nei palazzi della politica. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha proposto di onorarne la memoria con una via o un parco. Una cerimonia si svolgerà al Senato, presenti le alte cariche dello Stato. Un&#039;altra commemorazione si terrà a Hammamet, dove Craxi è scomparso. Il regista Marco Bellocchio ha annunciato un film su di lui. I figli Bobo e Stefania, seppur divisi da rancori personali e contrapposizioni poitiche (lui sta con il centrosinistra, lei con il Pdl) appaiono su giornali e in tivù a ricordare a tutti la &amp;quot;modernità&amp;quot; del pensiero &amp;quot;lib-lab&amp;quot; del padre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giudizio su Craxi politico, naturalmente, dovrebbe appartenere ormai più agli storici che ai politici: ed è materia semiaccademica capire se, nell&#039;esame complessivo, prevalgano gli aspetti positivi (come il tentativo di far uscire l&#039;Italia dal dualismo delle grandi chiese Pci-Dc e lo sguardo aperto oltre le divisioni create dal Muro di Berlino) o quelli negativi (la riduzione di un grande partito a un comitato d&#039;affari, l&#039;illegalità come prassi diffusa a ogni livello, la politica ridotta a strumento di gestione del potere e del denaro). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Restano, tuttavia, alcune certezze non molto discutibili sul piano politico e fornite dalla cronaca di quei tempi: &lt;strong&gt;Bettino Craxi è morto latitante e non esule&lt;/strong&gt;, con dieci anni di carcere comminati da sentenze definitive passate in giudicato (quindi con magistrati e corti diverse), mentre altri processi non sono giunti a termine, per l&#039;imputato Craxi, proprio per la sua scomparsa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resta anche il fatto indubitabile che Bettino Craxi ha scelto di sottrarsi alla giustizia e di difendersi non nei processi ma dai processi, trascorrendo gli ultimi anni sotto la protezione di un dittatore golpista, il tunisino Ben Ali, amico da molti anni dell&#039;ex leader socialista. E forse proprio questa scelta di Craxi - sottrarsi al suo giudice naturale autodefinendosi &amp;quot;perseguitato&amp;quot; dai magistrati - può fornire una tra le chiavi di lettura della sua rivalutazione attuale: la strategia, evidentemente, è molto simile a quella usata oggi da Berlusconi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se si riabilita Craxi, insomma, si legittima il diritto di un leader politico a difendersi non nei processi ma dai processi. E si stabilisce che un politico non possa essere biasimato - tutt&#039;altro - se si rifiuta di accettare il suo giudice naturale come qualsiasi altro comune mortale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma nell&#039;attuale revisionismo storico su Bettino, a dieci anni dalla morte, c&#039;è qualcosa di ancora più importante e attuale. E qui entra in ballo il Craxi &amp;quot;riformista&amp;quot;: quello che per primo, giunto a Palazzo Chigi, lamentava che il suo &amp;quot;decisionismo&amp;quot; fosse frenato dalla &amp;quot;eccessiva frammentazione dei poteri&amp;quot; stabilita dalla Costituzione, sicché in Italia bisognava fare una Grande Riforma in senso presidenzialista. Come si sa, il progetto di Craxi fu frenato dalla diffidenza dei due grandi partiti, Dc e Pci, e si trasformò alla fine, semplicemente, in un sistema di potere condiviso con i due più potenti esponenti democristiani dell&#039;epoca, Andreotti e Forlani. Lo stesso Craxi, anni dopo, definì &amp;quot;un inutile abbaiare alla luna&amp;quot; quel suo disegno di revisione della Costituzione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, tuttavia, esso torna utilissimo a Silvio Berlusconi e ai suoi, che hanno dichiarato il 2010 &amp;quot;l&#039;anno delle riforme&amp;quot; e si apprestano a mettere le mani sulla Costituzione del 1948. Se questa era già vecchia nel 1984 - è il pensiero che viene fatto passare - figurarsi se non lo è un quarto di secolo dopo. E se Craxi non è riuscito nel suo progetto presidenzialista perchè allora c&#039;erano la Dc e il Pci, adesso che questi ostacoli non ci sono più è il momento di passare dalle parole ai fatti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, la beatificazione attuale di Bettino trascende di molto il complesso giudizio storico su quello che fu il politico, l&#039;uomo e lo statista Craxi. Ed è un&#039;arma in più, nella battaglia politica in corso, per sancire il diritto di Berlusconi a non farsi giudicare e per ribadire l&#039;esigenza di riformare la Costituzione per dare a Berlusconi più poteri. E&#039; un&#039;arma che viene usata senza freni sui giornali e sulle televisioni, proprio per la sua straordinaria utilità nel presente. Ed è un&#039;arma contro la quale il Pd non riesce a contrappore nulla, intimidito dall&#039;ipotesi che - solo a svelare lo spregiudicato uso politico fatto oggi di quel fantasma - si possa passare per il &amp;quot;partito dell&#039;odio&amp;quot;.&lt;/span&gt;</description>
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		<title>L'integrazione degli islamici</title>
		<category>Politica/Società</category>
		<pubDate>2009-12-20T22:01:34Z</pubDate>
		<description>&lt;span class=&quot;Apple-style-span&quot; style=&quot;font-family: Georgia, Palatino, serif; font-size: 14px; color: #464646; line-height: 21px&quot;&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 1em; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 1em; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;In tempi brevi la Camera dovrà pronunciarsi sulla cittadi nanza e quindi, anche, sull’«italianizzazione » di chi, bene o male, si è accasato in casa nostra. Il problema viene combattuto, di regola, a colpi di ingiurie, in chiave di «razzismo». Io dirò, più pacatamente, che chi non gradisce lo straniero che sente estraneo è uno «xenofobo», mentre chi lo gradisce è uno «xenofilo ». E che non c’è intrinse­camente niente di male in nessuna delle due rea zioni.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 1em; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Chi più avversa l’immigrazione è da sempre la Lega; ma a suo tempo, nel 2002, anche Fini firmò, con Bossi, una legge molto restrittiva. Ora, in vece, Fini si è trasformato in un acceso sostenitore dell’italianizzazione rapida. Chissà perché. Fini è un tattico e il suo dire è «asciutto»: troppo asciutto per chi vorrebbe capi re. Ma a parte questa gira volta, il fronte è da tempo lo stesso. Berlusconi ap­poggia Bossi (per esserne appoggiato in contraccambio nelle cose che lo interessano). Invece il fronte «accogliente» è costituito dalla Chiesa e dal la sinistra. La Chiesa deve essere, si sa, misericordiosa, mentre la xenofilia della sinistra è soltanto un «politicamente corretto» che finora è restato male approfondito e spiegato.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 1em; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Due premesse. Primo, che la questione non è tra bianchi, neri e gialli, non è sul colore della pelle, ma invece sulla «integra bilità » dell’islamico. Secondo, che a fini pratici (il da fare ora e qui) non serve leggere il Corano ma imparare dall&#039;esperienza. La domanda è allora se la storia ci racconti di casi, dal 630 d.C. in poi, di integrazione degli islamici, o comunque di una loro riuscita incorporazione etico-politica (nei valori del sistema politico), in società non islamiche. La risposta è sconfortante: no.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 1em; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Il caso esemplare è l’India, dove le armate di Allah si affacciarono agli inizi del 1500, insediarono l’impero dei Moghul, e per due secoli dominarono l’intero Paese. Si avverta: gli indiani «indigeni» sono buddisti e quindi paciosi, pacifici; e la maggioranza è indù, e cioè politeista capace di accogliere nel suo pantheon di divinità persino un Maometto. Eppure quando gli inglesi abbandonarono l’India dovettero inventare il Pakistan, per evitare che cinque secoli di coesistenza in cagnesco finissero in un mare di sangue. Conosco, s’intende, an che altri casi e varianti: dalla Indonesia alla Turchia. Tutti casi che rivelano un ritorno a una maggiore islamizzazione, e non (come si sperava almeno per la Turchia) l’avvento di una popolazione musulmana che accetta lo Stato laico.&lt;/p&gt;&lt;p style=&quot;margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 1em; font-family: inherit; vertical-align: baseline; border-width: 0px; padding: 0px&quot;&gt;Veniamo all’Europa. In ghilterra e Francia si sono impegnate a fondo nel problema, eppure si ritro­vano con una terza generazione di giovani islamici più infervorati e incatti viti che mai. Il fatto sor­prende perché cinesi, giapponesi, indiani, si accasano senza problemi nell’Occidente pur mante­nendo le loro rispettive identità culturali e religiose. Ma — ecco la differenza — l’Islam non è una re­ligione domestica; è invece un invasivo monoteismo teocratico che dopo un lungo ristagno si è ri­svegliato e si sta vieppiù infiammando. Illudersi di integrarlo «italianizzandolo » è un rischio da gi­ganteschi sprovveduti, un rischio da non rischiare.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;</description>
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		<title>Il neo-anticomunismo ( senza comunismo). Personaggi e interpreti</title>
		<category>Politica/Società</category>
		<pubDate>2009-11-15T13:09:03Z</pubDate>
		<description>È proprio vero che le ideologie sono finite? Dissolte insieme al muro di Berlino, vent&#039;anni fa? In parte sì. Ma solo in parte. Perché resistono ancora. Anche se ridotte a parole e immagini, sedimentate nel senso comune. E interpretate dai leader politici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Personalizzate, come tutta la politica, in quest&#039;epoca senza partiti - dove i partiti sono, comunque, entità flou.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo &amp;quot;paese personale&amp;quot;. È il tempo dell&#039;anticomunismo senza il comunismo. In cui il &amp;quot;comunismo&amp;quot; ritorna come un mantra, nei discorsi del premier, dei suoi ministri, degli uomini del suo governo. Proprio - e tanto più - perché non c&#039;è più. Ma serve. Come ha confessato Confalonieri a Sabelli Fioretti sulla Stampa: &amp;quot;È un ottimo argomento di vendita&amp;quot;. Utile a catalogare gli Altri, quelli che stanno a centrosinistra. Ma anche al centro, perfino a destra. Comunque: a est del muro di Arcore che ha sostituito quello di Berlino. Dove si stende la terra del neo-comunismo. Costellata di riferimenti reali ad alto contenuto simbolico e di simboli ad alto contenuto realista. Recitati ad alta voce da testimonial e leader d&#039;opinione. Gli ideologi del neo-anticomunismo (senza il comunismo). Che colgono fratture antiche e latenti e le proiettano nel presente. Con un linguaggio e argomenti popolari. Parole gridate, sempre più forte, secondo le regole della &amp;quot;politica pop&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pensiamo, in primo luogo e soprattutto, al ministro Brunetta. Onnipresente sui media. Sempre alla ricerca della provocazione. Buca lo schermo. Suscita, per questo, grande consenso, ma anche ostilità. Nel suo stesso governo. (Com&#039;è avvenuto di recente con Tremonti). Il suo marchio è la missione contro l&#039;inefficienza della pubblica amministrazione. Contro i &amp;quot;fannulloni&amp;quot; che vi si annidano. Nell&#039;intento - meritevole - di premiare i meritevoli. Con l&#039;esito - non involontario - di coniare un&#039;etichetta onnicomprensiva e indelebile, per chiunque insegni oppure operi negli uffici pubblici. Condannato, ora e sempre, a una carriera da &amp;quot;fannullone&amp;quot;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altra figura importante - e popolare - è la ministra Gelmini. Si occupa della scuola e dell&#039;università. Persegue, in modo determinato, l&#039;obiettivo di ridurre gli sprechi e aumentarne l&#039;efficienza. Anche la riforma dell&#039;università, appena presentata, segue un disegno virtuoso. Introdurre criteri di qualità ed efficienza: nell&#039;offerta formativa, nell&#039;insegnamento, nel reclutamento, nell&#039;organizzazione. Ma appare mossa da una preoccupazione dominante - anche legittima, per carità. Destrutturare il sistema di potere fondato sul ruolo dei professori ordinari. Disarmare i famigerati &amp;quot;baroni&amp;quot;. Senza chiarire cosa dovrà diventare, questa università. Scossa da un processo di riforma continua. Da oltre 10 anni. Con una sola costante: la riduzione continua di risorse destinate all&#039;università e alla ricerca. Prevista, puntualmente, anche da questa finanziaria. Con il rischio che, insieme ai baroni, affondi anche l&#039;università. La meno finanziata di tutti i paesi dell&#039;Ocse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scuola, l&#039;università, la burocrazia, insieme, definiscono il regno della sinistra. Che ancora oggi attinge i suoi consensi maggiori proprio in quest&#039;area sociale. Nell&#039;impiego pubblico, fra gli insegnanti e nelle professioni intellettuali. Gli intellettuali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece, il neo-anticomunismo rappresenta il mondo di &amp;quot;quelli che lavorano sul serio&amp;quot;. Interpretato efficacemente dal ministro Sacconi. Spietato con gli ex-comunisti o presunti tali. Con la Cgil. Il sindacato comunista. (E chi lo è stato in passato è destinato a rimanerlo per sempre). Accusato di agire ispirato da pregiudizio politico più che dagli interessi dei lavoratori. I suoi iscritti operai, d&#039;altra parte, resistono solo nelle grandi fabbriche. Quasi estinte. Oppure sono pensionati. Ex lavoratori che non lavorano più. Assistiti dallo Stato. Anche per questo votano prevalentemente a sinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contro la sinistra pubblica e intellettuale agisce la Lega popolana e plebea. Immersa nel territorio delle piccole imprese. Ma anche nelle campagne. Come rammenta Zaia. Ministro dell&#039;Agricoltura. Un drago della comunicazione. Contadino fra i contadini, allevatore fra gli allevatori. Anche se non è mai stato né l&#039;uno né l&#039;altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È su questa linea di demarcazione che è stato costruito il muro del neo-anticomunismo senza il comunismo. Il nuovo muro. Da una parte, a ovest, il mondo dei lavori e dei lavoratori &amp;quot;che usano le mani&amp;quot;. Gli imprenditori e gli artigiani che producono, faticano. Fanno. Dall&#039;altra parte, quelli che parlano, dicono, predicano. A spese dello Stato. Da un lato il privato e dall&#039;altro il pubblico. Da un lato le cose concrete dall&#039;altro quelle virtuali. Da un lato i &amp;quot;fannulloni&amp;quot; e dall&#039;altro i &amp;quot;fantuttoni&amp;quot;, per citare Francesco Merlo. Quelli che fanno a quelli che dicono. I piccoli imprenditori e i lavoratori &amp;quot;veri&amp;quot; contro gli statali, i maestri, i professori, i baroni. Contro i giornalisti. Ma anche contro &amp;quot;attori e attrici, artisti e commedianti, registi e teatranti, cantanti e cantautori (...) Schiavi e proni. In attesa di una nuova rivoluzione&amp;quot;. Come li ha apostrofati il ministro Bondi, in una lettera al Foglio, a commento della visita degli artisti al Quirinale. Bondi: fino a ieri persona mite e rispettosa. Si è adeguato al linguaggio e allo stile del tempo. All&#039;ideologia che fa ritenere l&#039;&amp;quot;industria culturale&amp;quot; quasi un ossimoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Berlusconi non si limita a ispirare questa rappresentazione del mondo. Ne scrive il copione, ne sceglie i personaggi. Delinea la scena con obiettivi simbolicamente reali e realmente simbolici. Offerti dall&#039;emergenza presente. Luoghi come Napoli - da liberare dall&#039;immondizia; l&#039;Aquila - da ricostruire sulle macerie del terremoto. Oppure il ponte sullo Stretto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più che un&#039;infrastruttura: una sovrastruttura marxiana. Ideologia allo stato puro. Berlusconi è l&#039;uomo-che-fa, alla guida del governo-italiano - che - ha-fatto-di-più-negli-ultimi-150-anni. Cioè: da quando esiste l&#039;Italia unita. Un vitalismo che schiaccia l&#039;opposizione. Rappresentata e guidata da funzionari, uomini di Stato. Politici di professione. Giornalisti. Artisti. E intellettuali. Quindi ex oppure neo-comunisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L&#039;opposizione. Dovrebbe certamente avvicinarsi di più al mondo dei lavori. E magari rifiutare, senza rassegnarsi, questa ideologia. Che considera la cultura inutile. E l&#039;intellettuale una figura improduttiva. Più che una categoria: un insulto.&lt;br /&gt;</description>
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		<title>Repubblica - L'amaca del 6 novembre</title>
		<category>Politica/Società</category>
		<pubDate>2009-11-07T15:06:41Z</pubDate>
		<description>Mentre sfaccendo per casa con la tivù accesa, come il casalingo di Voghera, sento Sgarbi urlare in sottofondo. Non so in che trasmissione, non so a proposito di che cosa. Sgarbi che urla è come Mina che canta, come la sigla del meteo, come Mike che invoca &amp;quot;allegriaaaa!&amp;quot;. È un rumore domestico, una consuetudine familiare. Interrompo per un istante le mie cure quotidiane e rifletto, quasi affettuosamente, sulle origini oramai remote di quel suono. Sgarbi cominciò a urlare quando ancora ero giovane, quando i miei genitori non mi avevano ancora lasciato, quandoi miei figli non erano nati. Urla dunque da generazioni, è un urlo temprato e duraturo, è un urlo - come dire - della classicità. Direi che le successive urla, e i successivi urlatori, sono appena degli emuli, e gli sono tributari come gli allievi al maestro. L&#039; urlo di Sgarbi è il nostro urlo di Munch, segna il tardo Novecento e approda con sicurezza nel terzo Millennio, è la traduzione televisiva del rudimentale sbraito pre-mediatico, che si perdeva in breve nelle foreste, nei campi, nei duelli, nelle bettole fumiganti. Si perderanno l&#039; uno dopo l&#039; altro i contesti e i pretesti di quell&#039; urlo: nessuno, tra i posteri, si chiederà perché mai Sgarbi urlasse. Ma tutti avranno nelle orecchie quel clangore insieme umano e metallico che a tratti echeggia tra le mura di casa. Ci si addormenteranno i bambini.&lt;br /&gt;</description>
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		<title>La costituzione immateriale</title>
		<category>Politica/Società</category>
		<pubDate>2009-10-31T10:38:58Z</pubDate>
		<description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Uno dei quesiti messi in eviden­za dalla sentenza della Corte costi­tuzionale sul lodo Alfano è se il capo del governo sia, in Italia, un primus inter pa­res oppure un primus super pares . In nome della «costi­tuzione formale» (il testo della costituzione vigente) la Corte ha ribadito che è un «primo tra pari». Ma in Ita­lia viene invece diffusa l’idea che la costituzione for­male sia oramai superata da una «costituzione materia­le » per la quale Berlusconi incarna la volontà della mag­gioranza degli italiani; il che gli attribuisce il diritto, in nome del popolo, di sca­valcare, occorrendo, la vo­lontà degli organi che non sono eletti dal popolo (tra i quali la Corte costituzionale e il capo dello Stato). Ora, la distinzione tra costituzione formale e costituzione mate­riale, e cioè la prassi costitu­zionale, è una distinzione largamente accolta dalla dottrina. Ma si applica al ca­so in esame?&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Precisiamo bene la tesi. Intemperanze verbali a par­te, la tesi di fondo di Berlu­sconi è che lui ha il diritto di prevalere su tutti gli altri po­teri dello Stato (questione di diritto), perché lui e soltan­to lui è «eletto direttamente dal popolo» (questione di fatto). Va da sé che se l’asser­zione di fatto è falsa, anche la tesi giuridica che ne deri­va risulta infondata. Allora, Berlusconi è davvero un pre­mier insediato «direttamen­te » dalla volontà popolare?&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Per Ilvo Diamanti questa asserzione è «quantomeno dubbia» perché è smentita da tutti i dati dei quali dispo­niamo. Purtroppo è vero che sulla scheda elettorale viene indicato il nome del premier designato dai parti­ti (un colpo di mano che fu a suo tempo lasciato incau­tamente passare dal presi­dente Ciampi); ma il fatto re­sta che il voto viene dato ai partiti. Pertanto il voto per Berlusconi è in realtà soltan­to il voto conseguito dal Pdl. Che ha ottenuto nel 2008 (cito Diamanti) «il 37,4% dei voti validi, ma il 35,9% dei votanti e il 28,9% degli aventi diritto. Insom­ma, intorno a un terzo del &#039;popolo&#039;». Aggiungi che in questa maggiore minoranza (o maggioranza relativa) so­no inclusi i voti di An, in buona parte ancora fedeli a Fini; e che se guardiamo agli anni precedenti FI non ha mai superato il 30%. De­ve anche essere chiaro che il voto per FI, e ora per il Pdl, non equivale automati­camente ad un voto per Ber­lusconi. Una parte degli elet­tori di destra vota contro la sinistra, non necessariamen­te per Berlusconi. Fa una bella differenza.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Dunque la tesi del popolo che si identifica, quantome­no nella sua maggioranza as­soluta di almeno il 51%, con un leader che vorrebbe onni­potente (o quasi), è di fatto falsa. Chi la sostiene è un im­broglione oppure un imbro­gliato. E questa conclusione è dettata dai numeri.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div id=&quot;rectangle right&quot; class=&quot;right&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- OAS AD &#039;Rectangle&#039;begin --&gt;&lt;!-- OAS AD &#039;Rectangle&#039; end --&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Ciò fermato, torniamo al­la costituzione materiale. In sede di Consulta gli avvocati di Berlusconi hanno soste­nuto che per la costituzione vivente (come dicono gli in­glesi) il principio che vale per Berlusconi è che sta «so­pra », che è un primus su­per pares . E siccome è possi­bile che questa formula l’ab­bia inventata io in un libro del 1994, mi preme che non venga storpiata. Io l’ho usa­ta per precisare la differen­za tra parlamentarismo clas­sico e la sua variante inglese e anche tedesca del premie­rato. Ma in Italia il fatto è che questa variante non è mai stata messa in pratica. E dunque in Italia non c’è dif­ferenza, a questo proposito, tra costituzione formale e costituzione materiale. Co­me dicevo, la tesi del pre­mierato di Berlusconi volu­to dal popolo è seppellita dai numeri. Sul punto, il punto è soltanto questo. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;</description>
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		<title>La ricchezza sotterranea della famiglia Pinochet</title>
		<category>Politica/Società</category>
		<pubDate>2009-10-17T14:54:14Z</pubDate>
		<description>&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Il Cile, l’Argentina, la Bolivia nascondono un tesoro: nei loro&lt;br /&gt;territori giacciono le riserve mondiali di litio più vaste del mondo.&lt;br /&gt;Il litio è un minerale fondamentale per la costruzione di batterie. E&lt;br /&gt;visto che si prevede che la crescita del prezzo del litio avrà tassi&lt;br /&gt;esponenziali, la domanda del minerale sta già crescendo del 7 per cento&lt;br /&gt;ogni anno.&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;“In Cile le riserve di litio si trovano nel nord del paese, nel lago&lt;br /&gt;salato di Atacama che, grazie a concessioni ottenute nel 1992, è in&lt;br /&gt;larga parte controllato da Julio Ponce Lerou, genero di Augusto&lt;br /&gt;Pinochet”, scrive &lt;a href=&quot;http://www.lanacion.cl/el-oro-gris-que-enciende-debate-por-concesiones/noticias/2009-09-20/010941.html&quot;&gt;La Nación&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Ponce Lerou domina il mercato mondiale di litio attraverso la Sqm, una&lt;br /&gt;società nata dalla privatizzazione della Soquimich e dall’alleanza con&lt;br /&gt;l’asiatica Kowa.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Alcuni studi di settore hanno mostrato che nel 2015 il 10 per cento&lt;br /&gt;delle auto avrà delle batterie al litio, nel 2020 il 20 per cento dei&lt;br /&gt;nuovi veicoli che saranno lanciati sul mercato saranno elettrici e&lt;br /&gt;avranno batterie al litio. Questo significherà un aumento della domanda&lt;br /&gt;di carbonato di litio dalle 93mila tonnellate attuali a 160mila nei&lt;br /&gt;prossimi cinque anni. Un affare di enormi proporzioni.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Il genero di Pinochet era alla guida dell’impresa pubblica Soquimich&lt;br /&gt;e dopo la sua privatizzazione, tra il 1983 e 1988, è passato a dirigere&lt;br /&gt;la società privata Sqm in un processo che non è ancora del tutto chiaro.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Ora che il litio sembra essere uno degli elementi chiave dello&lt;br /&gt;sviluppo della regione andina, alcuni parlamentari, tra cui la deputata&lt;br /&gt;socialista Isabel Allende, cominciano a sollevare polemiche sulle&lt;br /&gt;concessioni “facili” alla Sqm e alla famiglia del ex dittatore Augusto&lt;br /&gt;Pinochet.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;“Ricchezze naturali come il litio erano parte della sovranità dello&lt;br /&gt;stato”, afferma Allende, “Con il golpe militare, sono stati permessi&lt;br /&gt;una serie di interventi arbitrari e le privatizzazioni hanno fatto sì&lt;br /&gt;che emergessero patrimoni privati legati alla dittatura”.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;</description>
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		<title>Teste d'Uovo</title>
		<category>Politica/Società</category>
		<pubDate>2009-10-02T10:50:03Z</pubDate>
		<description>&lt;div class=&quot;didascalia&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;border1&quot; style=&quot;margin-bottom: 3px&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class=&quot;border2&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Gli arnesi da sottogoverno, i portaborse della politica, che non hanno mai letto a sufficienza, non sanno che esistono gli intellettuali di destra. Vedono solo quelli di sinistra e solo quando fanno in qualche modo opposizione.&lt;!-- fine SOMMARIO --&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è tornato a discutere nelle settimane scorse su espressioni come &#039;&lt;strong&gt;culturame&lt;/strong&gt;&#039;, che pare siano state pronunciate di nuovo, dopo decenni. Sono espressioni note, di solito usate da uomini di governo per deprezzare intellettuali di opposizione. &#039;Culturame&#039; viene coniato, mi pare, da Scelba, che credeva solo nella logica dello sfollagente, ma &lt;strong&gt;Spiro Agnew&lt;/strong&gt;, il vice di Nixon, aveva parlato di &#039;&lt;strong&gt;effete snobs&lt;/strong&gt;&#039; che a un dipresso voleva dire snob effeminati, e ricordava quei settimanali umoristici fascisti dove si metteva in scena il gagà che parlava &#039;&lt;strong&gt;nell&#039;evve&lt;/strong&gt;&#039;, o l&#039;intellettuale fuori del tempo che scriveva &#039;&lt;strong&gt;povesie&lt;/strong&gt;&#039;. D&#039;altra parte già vigeva nel mondo anglosassone, per delegittimazioni analoghe, l&#039;espressione &#039;&lt;strong&gt;testa d&#039;uovo&lt;/strong&gt;&#039;. E sempre nel corso delle lotte politiche del dopoguerra a destra si era ricuperata una definizione usata da Lenin per altri fini, come &#039;utili idioti&#039;, per riferirla agli intellettuali che simpatizzavano per le forze di sinistra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque si tratta di cose note. A tal punto che incoraggiano l&#039;idea che il disprezzo del mondo intellettuale sia caratteristico della destra e che, come corollario, non esistano intellettuali a destra, ma siano tutti all&#039;opposizione. Naturalmente un intellettuale è sempre in qualche modo all&#039;opposizione di qualcosa, ma si può essere all&#039;opposizione di molte cose anche militando a destra. Sono esistiti grandissimi intellettuali conservatori, o addirittura reazionari; e &#039;reazionario&#039; non è una brutta parola, com&#039;era ai tempi di &lt;strong&gt;Peppone e Don Camillo&lt;/strong&gt;, perché ci sono stati pensatori ed artisti che hanno vagheggiato un ritorno a qualche Tradizione, o a un Antico Regime - e questo vuole dire reazionario, non uno che vuole affamare gli operai o che è necessariamente fascista. In tal senso un gran reazionario era &lt;strong&gt;Dante&lt;/strong&gt;, che non era intellettuale da buttar via, e ai tempi nostri abbiamo letto molti autori che non hanno fatto altro che criticare la Modernità, il mondo della tecnica, le utopie rivoluzionarie. Non solo, ma recentemente da destra si è andati a individuare dei propri &#039;eroi&#039; intellettuali che stavano per definizione a sinistra, come è accaduto (e forse non a torto) con &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- OAS AD &#039;Middle&#039; - gestione 180x150 square inside --&gt;&lt;br /&gt;&lt;div id=&quot;adMiddle&quot; style=&quot;display: none&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Pasolini&lt;/strong&gt;, in quanto difensore di uno stato di natura preindustriale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pochi lo ricorderanno, ma negli anni Settanta si era molto parlato della rinascita di una &lt;strong&gt;cultura di destra&lt;/strong&gt;, era persino uscita una rivista che si intitolava &#039;La Destra&#039;, e se le edizioni del Borghese avevano rispolverato i &#039;Pensieri&#039; di &lt;strong&gt;Adolf Hitler&lt;/strong&gt; e si erano ridotte a pubblicare &#039;Parlar chiaro&#039; di Spiro Agnew (definito &#039;il più reazionario vicepresidente degli Stati Uniti, l&#039;uomo che dice ad alta voce quello che Nixon dice sottovoce&#039;) un editore come Rusconi aveva pubblicato molti rappresentanti del pensiero di destra, da &lt;strong&gt;Mishima a Vintila Horia&lt;/strong&gt;, da &lt;strong&gt;Prezzolini&lt;/strong&gt; a &lt;strong&gt;Panfilo Gentile&lt;/strong&gt;, e si era riscoperto un vero &#039;grande&#039; del pensiero reazionario come &lt;strong&gt;De Maistre&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, se si vogliono trovare grandi scrittori che erano o sono di destra, conservatori o reazionari che fossero o siano, basta guardarsi in giro, e volendo si possono trovare anche dei grandi scrittori fascisti e antisemiti come &lt;strong&gt;Céline o Pound&lt;/strong&gt;, o i classici nemici della modernità come &lt;strong&gt;Sedlmayr&lt;/strong&gt;, per non dire di Heidegger, o gli adepti di sapienze primordiali come &lt;strong&gt;Guénon&lt;/strong&gt;. Insomma basta sfogliare i cataloghi degli editori &#039;democratici&#039; senza andare a ricuperare le annate de &#039;La voce della fogna&#039;, e assistere persino ai tentativi di ricupero di autori di destra da parte della sinistra, come è accaduto talora con &lt;strong&gt;Junger o Spengler&lt;/strong&gt;. E allora? Gli autori di destra che ho nominato non sono culturame?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La verità è che pensiamo che la &#039;destra&#039; sia una entità omogenea, mentre anche lì ci sono gli intellettuali, che riconoscono i &#039;loro&#039; ma, proprio perché sono intellettuali, non cascano facilmente nell&#039;uso di cliché come culturame o snob effeminati per bollare gli avversari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi ci sono gli altri, gli arnesi da sottogoverno, i portaborse della politica, gli uomini interessati solo al potere (o ai soldi), che in realtà non hanno mai letto a sufficienza, e semplicemente non sanno che esistono gli intellettuali di destra. Vedono solo quelli di sinistra, e solo nel momento in cui fanno in qualche modo opposizione. E allora è ovvio che, nella loro mente monocamerale, intellettuale diventi sinonimo di oppositore e, come diceva &lt;strong&gt;Goering&lt;/strong&gt;, quando sentono parlare di cultura tirino fuori la pistola. E anche se l&#039;attribuzione a Goering è dubbia, la battuta appare peraltro nel dramma nazista &#039;Schlageter&#039; di &lt;strong&gt;Hanns Johst&lt;/strong&gt;: &#039;Wenn ich Kultur höre ... entsichere ich meinen Browning&#039;. Ma chi tira fuori la pistola ignora l&#039;origine dotta della citazione. Non leggono, non leggono.&lt;br /&gt;</description>
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